Strategie dell'Omaha nello slow play
Andrea Lazzo - Giovedì Agosto 26

Lo slow play nell'Omaha
In questo articolo proveremo ad intraprendere una riflessione sullo slow play nell’Omaha e capire le differenze tra questo tipo di strategia a seconda la si usi in questa variante o nel Texas Hold em. Lo slow play, innanzitutto, bisogna ricordare che è un metodo di gioco basato sul mantenimento di un profilo basso lungo molta parte del gioco, pur avendo una mano forte. Questa strategia si usa al fine di far rimanere in gioco più avversari possibili, al fine di far crescere le dimensioni del piatto e, in alcune circostanze, ad aspettare che qualcuno dei nostri avversari inizi a guidare il gioco con dei rilanci.
A proposito di quest’ultimo caso, si può affermare che uno dei possibili punti d’arrivo dello slow play è costituito dal check & raise. Infatti, se nascondendo bene il nostro punteggio imponiamo uno slow play, può accadere che non tutti i giocatori seguano una logica di puntate lineare, ma che eventuali carte sul board portino uno dei nostri avversari a voler guidare il gioco attraverso rilanci e contro-rilanci.
A quel punto, lo slow play non avrebbe più senso ( o per meglio dire: ha centrato l’obiettivo) e perciò comporterebbe il momento di agire. Dopo questa piccola introduzione sul concetto di slow play, proviamo a capire le differenze tra lo slow play nell’Omaha quello nel Texas Hold em. Innanzitutto: ci sono differenze? Mentre nel Texas Hold em le carte a disposizione, essendo due, permettono poche combinazioni con le carte della community, nel poker Omaha le combinazioni tra le due carte da usare obbligatoriamente e quelle del board sono molteplici. Ciò significa che già in fase di flop, più giocatori avranno mani forti o più che altro progetti forti.
Essendo importanti tutte le carte fino al river, la differenza tra mano forte e progetto forte nell’Omaha è molto bassa. Se un giocatore non ha ancora un punteggio completo ma possiede 3 o 4 progetti forti, è molto probabile che almeno uno di questi si chiuda, perciò possiamo dire che la prima differenza del poker Omaha è che lo slow play è possibile anche con progetti forti e non soltanto con mani forti.
Ovviamente, in questa sede consideriamo la dicitura “mano forte” come quella che vede un punteggio già chiuso, in attesa di improbabile miglioramento, ma che è già alto di per sé. Essendoci più giocatori, con più progetti aperti, lo slow play nell’Omaha è quasi una base sulla quale scorre tutto il resto. La vera differenza nell’Omaha la fanno le puntate. Chi punta deve essere assolutamente sicuro della propria probabilità di successo e deve comunque sperare che fino al river non accada nulla di insperato. Ovviamente, se si considera una mano in cui si parte con due Assi nel pocket ed altri due nel flop, allora siamo in presenza di una situazione in cui uno slow play non solo è possibile, ma anche necessario se si vuole sorprendere l’avversario in fase di river. Proprio questo esempio ci porta un’altra bella caratteristica per lo slow play nell’Omaha, il fatto che al river qualcuno potrebbe centrare delle scale o dei colori high, mentre la nostra coppia d’assi nascosta si unisce in un poker che va a smorzare tutto l’entusiasmo altrui.
A proposito di quest’ultimo caso, si può affermare che uno dei possibili punti d’arrivo dello slow play è costituito dal check & raise. Infatti, se nascondendo bene il nostro punteggio imponiamo uno slow play, può accadere che non tutti i giocatori seguano una logica di puntate lineare, ma che eventuali carte sul board portino uno dei nostri avversari a voler guidare il gioco attraverso rilanci e contro-rilanci.
A quel punto, lo slow play non avrebbe più senso ( o per meglio dire: ha centrato l’obiettivo) e perciò comporterebbe il momento di agire. Dopo questa piccola introduzione sul concetto di slow play, proviamo a capire le differenze tra lo slow play nell’Omaha quello nel Texas Hold em. Innanzitutto: ci sono differenze? Mentre nel Texas Hold em le carte a disposizione, essendo due, permettono poche combinazioni con le carte della community, nel poker Omaha le combinazioni tra le due carte da usare obbligatoriamente e quelle del board sono molteplici. Ciò significa che già in fase di flop, più giocatori avranno mani forti o più che altro progetti forti.
Essendo importanti tutte le carte fino al river, la differenza tra mano forte e progetto forte nell’Omaha è molto bassa. Se un giocatore non ha ancora un punteggio completo ma possiede 3 o 4 progetti forti, è molto probabile che almeno uno di questi si chiuda, perciò possiamo dire che la prima differenza del poker Omaha è che lo slow play è possibile anche con progetti forti e non soltanto con mani forti.
Ovviamente, in questa sede consideriamo la dicitura “mano forte” come quella che vede un punteggio già chiuso, in attesa di improbabile miglioramento, ma che è già alto di per sé. Essendoci più giocatori, con più progetti aperti, lo slow play nell’Omaha è quasi una base sulla quale scorre tutto il resto. La vera differenza nell’Omaha la fanno le puntate. Chi punta deve essere assolutamente sicuro della propria probabilità di successo e deve comunque sperare che fino al river non accada nulla di insperato. Ovviamente, se si considera una mano in cui si parte con due Assi nel pocket ed altri due nel flop, allora siamo in presenza di una situazione in cui uno slow play non solo è possibile, ma anche necessario se si vuole sorprendere l’avversario in fase di river. Proprio questo esempio ci porta un’altra bella caratteristica per lo slow play nell’Omaha, il fatto che al river qualcuno potrebbe centrare delle scale o dei colori high, mentre la nostra coppia d’assi nascosta si unisce in un poker che va a smorzare tutto l’entusiasmo altrui.








